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Prima casa. Iva al 4 per cento per le migliorie extracapitolato

03/03/2011

Ammessa l’applicazione dell’IVA ridotta al 4% per le varianti “extracapitolato” richieste dal promissario acquirente di una ”prima casa” in corso di costruzione.

Questo, in sintesi, quanto chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n.22/E del 22 febbraio 2011, in risposta ad una specifica istanza di interpello avanzata da un socio di una Cooperativa edilizia a proprieta’ divisa, committente dei lavori di costruzione di abitazioni ”non di lusso”, affidati in appalto ad un’impresa edile.

In particolare, nell’istanza, il socio chiede la possibilita’ di applicare l’aliquota IVA ridotta al 4%[1] ai lavori ”extracapitolato”, da lui direttamente richiesti e commissionati all’impresa appaltatrice (e da questa a lui direttamente fatturati), consistenti in opere di miglioria dell’abitazione che, ultimata la costruzione, costituira’ la sua ”prima casa”.

Sulla questione, l’Agenzia, risolvendo dubbi avanzati da piu’ parti, riconosce l’applicazione dell’IVA al 4%, richiamando le disposizioni del n.39, della Tab.A, parte II, allegata al D.P.R. 633/1972, che permette l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta, sia agli appalti commissionati da imprese di costruzione o da Cooperative edilizie aventi ad oggetto la costruzione di fabbricati a prevalente destinazione abitativa[2], sia a quelli affidati da soggetti in possesso dei cosiddetti requisiti ”prima casa” [3] e relativi alla costruzione di abitazioni ”non di lusso” [4].

In virtu’ di tale disposizione, l’Amministrazione finanziaria ammette l’aliquota ridotta al 4%, non solo per i lavori di costruzione del fabbricato abitativo oggetto dell’appalto principale commissionato dalla Cooperativa, ma anche alle opere ”aggiuntive” richieste direttamente dal singolo socio all’impresa esecutrice dei lavori.

Cio’ in considerazione del fatto che:

- seppur non richieste dal committente principale dei lavori di costruzione (ossia dalla Cooperativa), bensi’ direttamente da un singolo socio, gli interventi di miglioria ”extracapitolato” si inseriscono comunque nel processo di costruzione dell’immobile, atteso che lo stesso non e’ ancora ultimato[5];

- il socio che ha richiesto e commissionato le migliorie e’ in possesso dei requisiti ”prima casa” (di cui alla Nota II-bis, dell’art.1, della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. 131/1986).

- ”non di lusso”.

Infatti, sia l’ampliamento, che la realizzazione di ”migliorie costruttive”, hanno comunque la finalita’ di assicurare una migliore idoneita’ e funzionalita’ della ”prima casa” e, come tali, rientrano nella ”ratio” agevolativa delle suddette disposizioni normative.

[1] Ai sensi del n.39 della Tab. A, parte II, allegata al D.P.R. 633/1972 ed in presenza dei requisiti fissati dalla Nota II-bis all’art.1 della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. 131/1986.

[2] La norma si riferisce ai cd. ”Fabbricati Tupini”, per tali intendendosi i fabbricati nei quali piu’ del 50% della superficie sopra terra sia destinata ad abitazioni e non piu’ del 25% a negozi (cfr. art.13, legge 408/1949 e legge 1212/1967).

[3] Di cui alla Nota II-bis, dell’art.1, della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R: 131/1986.

[4] Vengono considerate ”non di lusso” le abitazioni che non rispecchiano i criteri del D.M. 2 agosto 1969.

[5] Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate precisa, infatti, che, nel caso di specie, le opere di miglioria non possono qualificarsi come interventi di ristrutturazione edilizia (non assoggettabili all’aliquota IVA del 4%, bensi’ a quella del 10%, ai sensi del n.127-quaterdecies, della Tabella A, parte III, annessa al medesimo D.P.R. 633/1972), proprio in virtu’ del fatto che la costruzione dell’alloggio, su cui le stesse vengono realizzate, non e’ ancora completamente terminata.